Startup Innovative: Q&A



Versione 13 febbraio 2013

Le pagine che seguono contengono una breve guida, in formato Q&A, alla normativa introdotta dal Governo con il Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179, come convertito in legge dalla Legge 17 dicembre 2012, n. 221 in materia di start-up innovative (il “Decreto”).
IMPORTANTE Questo Q&A contiene informazioni di carattere generale e non costituisce attività di consulenza legale, fiscale o di altro tipo né può essere considerato un parere in materia legale, fiscale o in altre materie. E’ importante che per ogni decisione fondata sulle norme del Decreto ci si rivolga a un avvocato o, a seconda dei casi, altro professionista di fiducia.

NUOVE NORME PER LE
START-UP INNOVATIVE”
Q&A


A.        CARATTERISTICHE GENERALI DELLA RIFORMA
1.         Q.        A cosa servono le nuove norme?
            A.        Le nuove norme facilitano la creazione e lo sviluppo delle start-up:
a)             riducendo i costi di costituzione;
b)       semplificando e rendendo più flessibile la gestione di alcuni aspetti della vita societaria (copertura delle perdite, struttura e gestione del capitale, offerta di partecipazioni, esclusione di penalizzazioni fiscali in caso di perdite sistematiche);
c)             incentivando la creazione e l’operatività di incubatori “certificati”;
d)       agevolando la remunerazione di amministratori, dipendenti, collaboratori, consulenti e fornitori mediante la partecipazione al capitale (c.d. work for equity);
e)             agevolando l’assunzione di dipendenti a tempo determinato;
f)              prevedendo la creazione di portali per la raccolta di capitali presso il pubblico (c.d. crowdfunding);
g)             prevedendo incentivi fiscali per gli investimenti nelle start-up;
h)             rendendo più semplice e rapida la gestione della crisi delle start-up.
 2.        Q.        Le norme sono già efficaci?
A.        Sì, ma vi sono alcune eccezioni. In particolare:
a)               per le agevolazioni fiscali degli investimenti nelle “start-up innovative” (vedi punto H.1 sotto) bisognerà aspettare che il Ministero dell’Economia e il Ministero dello Sviluppo individuino le c.d. “modalità attuative” di tali agevolazioni. Il Decreto prevedeva che ciò avvenisse entro 60 giorni dall’entrata in vigore del Decreto stesso, quindi entro il 19 dicembre 2012. Alla data di questo Q&A, tuttavia, il decreto attuativo non è stato ancora emanato. Vi terremo aggiornati su questo aspetto su www.startuplex.com. Va detto peraltro che l’efficacia delle norme che prevedono tali agevolazioni fiscali è anche subordinata all’autorizzazione da parte della Commissione europea, che ne dovrà valutare la compatibilità con l’ordinamento comunitario;
b)             per la piena operatività delle disposizioni sul crowdfunding (vedi punti da G.1 a G.6 sotto) bisognerà aspettare l’adozione delle disposizioni attuative da parte della Consob. Il Decreto prevede che questo avvenga entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, ovvero entro il 19 marzo 2013. Anche su questo intervento della Consob vi terremo aggiornati su www.startuplex.com;
c)              per la piena operatività delle agevolazioni al credito sotto forma di accesso al Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese (vedi Punto G.7 sotto) occorrerà aspettare i criteri e le modalità attuative che saranno individuate con decreto dal Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, ovvero entro il 18 febbraio 2013. Vi terremo aggiornati su www.startuplex.com su questo decreto ministeriale.

B.        REQUISITI E COSTITUZIONE
1.         Q.        A chi si applicano le nuove norme?
A.        Le nuove norme si applicano solo alle c.d. “start-up” innovative.
2.         Q.        Che cos’è una “start-up innovativa”?
A.        Una “start-up innovativa” è una società per azioni o una società a responsabilità limitata (oppure altra società di capitali, anche in forma di cooperativa o di Società Europea), non quotata, che soddisfi tutti i seguenti requisiti:
a)             al momento della costituzione e per i successivi 24 mesi, la maggioranza delle azioni o quote deve essere detenuta da persone fisiche,
b)             deve esser stata costituita e svolgere attività di impresa da non più di 48 mesi,
c)             deve avere la sede principale dei propri affari e interessi in Italia,
d)             il valore totale della produzione risultante dall’ultimo bilancio approvato non deve essere superiore a Euro 5 milioni,
e)             non deve distribuire e aver distribuito utili,
f)              deve avere per oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di “prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico” e
g)             non deve essere stata costituita per effetto di operazioni di fusione, scissione o a seguito di cessione di azienda o di ramo d’azienda;
e almeno uno dei seguenti ulteriori “requisiti di innovazione”:
a)             deve investire in ricerca e sviluppo almeno il 20% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione;
b)             un terzo dei dipendenti e collaboratori devono essere (i) dottori di ricerca o dottorandi; oppure (ii) laureati che abbiano svolto attività di ricerca per almeno 3 anni; oppure
c)         deve essere titolare, depositaria o licenziataria (anche non esclusiva) di almeno un brevetto per invenzione industriale o biotecnologica, di una topografia di prodotto a semiconduttori o di una nuova varietà vegetale direttamente relativi all’oggetto sociale e all’attività di impresa (c.d. diritti di privativa industriale).
3.         Q.        Cosa sono i costi di “ricerca e sviluppo”?
A.        La norma prevede che, in aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, devono annoverarsi tra le spese in ricerca e sviluppo:
a)             le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali la sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan;
b)             le spese relative ai servizi di incubazione fornite da incubatori certificati;
c)             i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori;
d)             le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso.
Oltre a quanto espressamente previsto dalla norma, il Principio Contabile 24 stabilisce che i costi per la ricerca e lo sviluppo includono, a titolo esemplificativo:
a)             gli stipendi, i salari e gli altri costi relativi al personale impegnato nelle attività di ricerca e sviluppo;
b)             i costi dei materiali e dei servizi impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo;
c)             l’ammortamento di immobili (sono escluse le spese per l’acquisto di beni immobili), impianti e macchinari, nella misura in cui tali beni sono impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo;
d)             i costi indiretti, diversi dai costi e dalle spese generali ed amministrative, relativi alle attività di ricerca e sviluppo;
e)             gli interessi passivi sostenuti, a fronte di finanziamenti specificamente ottenuti ed utilizzati per lo svolgimento dell’attività di ricerca e sviluppo;
f)              gli altri costi, quali l’ammortamento di brevetti e licenze, nella misura in cui tali beni sono impiegati nell’attività di ricerca e sviluppo.

4.         Q.        Vorrei costituire una “start-up innovativa” e beneficiare di queste norme. Cosa devo fare?
A.        Devi costituire una società per azioni o una società a responsabilità limitata (oppure altra società di capitali, anche in forma di cooperativa o di Società Europea) che soddisfi i requisiti indicati al punto B.2 sopra. La “start-up innovativa” non appena costituita dovrà essere iscritta in una sezione speciale del Registro delle Imprese (per gli adempimenti amministrativi relativi a tale iscrizione vedi post dell’8 gennaio 2013 su www.startuplex.com).
5.         Q.        Ho già costituito una start-up; posso beneficiare della normativa sulle “start-up innovative”? Cosa devo fare?
A.        Se hai una start-up costituita da meno di quattro anni dall’entrata in vigore della legge di conversione, e cioè dal 19 dicembre 2012, che possiede i requisiti previsti dal Decreto (vedi punto B.2 sopra) puoi beneficiare della nuova normativa.
In tal caso, entro 60 giorni dalla entrata in vigore della legge di conversione (e quindi entro il 18 febbraio 2013) devi depositare presso il Registro delle Imprese una dichiarazione che attesti il possesso di tali requisiti.
Se la società già esistente è riconosciuta come “start-up innovativa”, la disciplina si applicherà per un periodo di (i) 4 anni dalla data di entrata in vigore del Decreto (ovvero sino al 20 ottobre 2016) se la società è stata costituita entro i due anni precedenti, (ii) 3 anni dalla data di entrata in vigore del Decreto (ovvero sino al 20 ottobre 2015) se è stata costituita entro i tre anni precedenti e (iii) 2 anni dalla data di entrata in vigore del Decreto (ovvero sino al 20 ottobre 2014) se è stata costituita entro i quattro anni precedenti. (In pratica, le nuove norme in tutti questi casi si applicheranno sino a un massimo di sei anni dalla costituzione della start-up.) Per alcuni aspetti pratici relativi alle attività da compiere per usufruire della nuova normativa da parte delle start-up già costituite, si vedano i post del 21 dicembre 2012 e dell’8 gennaio 2013 su www.startuplex.com.
Una start-up costituita da più di quattro anni non potrà beneficiare della normativa sulle “start-up innovative”.
6.         Q.        Cos’è una “start-up a vocazione sociale”? Il Decreto prevede dei benefici specifici?
A.        Una “start-up a vocazione sociale” è una “start-up innovativa” che  opera in via esclusiva in uno dei seguenti settori: assistenza sociale, sanitaria o socio sanitaria; educazione, istruzione e formazione; tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; valorizzazione del patrimonio culturale; turismo sociale; formazione universitaria e post-universitaria; ricerca ed erogazione di servizi culturali; formazione extrascolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo.
            Per le “start-up a vocazione sociale”, il Decreto prevede, oltre a tutti i benefici riservati alle “start-up innovative”, un trattamento fiscale di ancora maggior favore per gli investimenti effettuati in tali tipi di start-up (vedi punto H.1 sotto).
7.         Q.        Mi fate un esempio pratico di società che non costituisce una “start-up innovativa”?
A.        Una start-up costituita in forma di società a responsabilità limitata (bene), con sede legale in Italia (perfetto), il cui capitale è detenuto per il 75% da persone fisiche (giusto, la maggioranza del capitale deve essere in mano a persone fisiche), il cui fatturato dell’ultimo anno di esercizio è stato pari a Euro 750.000 (quindi meno di Euro 5 milioni, giusto anche questo) senza alcuna distribuzione di utili (fin qui tutto bene) e che svolge attività di produzione e vendita di gelati tramite negozi situati sul territorio nazionale (no! questo è un problema).
È necessario che la start-up abbia come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.
Purtroppo la norma non specifica cosa sia un prodotto o un servizio “innovativo ad alto valore tecnologico” (né avrebbe potuto farlo probabilmente). Questo è uno dei punti più delicati della normativa e che con ogni probabilità darà luogo a molte discussioni. Tuttavia in molti casi, come una gelateria tradizionale ad esempio, sarà abbastanza agevole escludere il carattere innovativo e l’alto valore tecnologico dell’impresa.
8.         Q.        La mia start-up ha depositato una domanda di brevetto ma non ha ancora ricevuto la concessione del brevetto stesso: soddisfa comunque il relativo requisito?
A.        La norma indica specificamente che una start-up può qualificarsi come innovativa se è “depositaria” di un brevetto (o di una delle c.d. “privative industriali” elencate dal Decreto). Anche se non è del tutto chiaro, il termine “depositario” dovrebbe comprendere anche le start-up che abbiano depositato una domanda di brevetto (o di altra “privativa industriale”) e siano ancora in attesa della sua concessione. .
9.         Q.        La mia start-up ha sviluppato un software e lo ha registrato presso la SIAE: questo diritto di proprietà intellettuale rientra nelle c.d. privative industriali richieste per soddisfare i requisiti di innovazione (vedi punto B.2 sopra)?
A.        No. Il requisito di innovazione relativo alle privative industriali (come ad esempio brevetti o le varietà vegetali) riguarda esclusivamente diritti registrati, ossia che vengono in essere quando vengono verificati, registrati e concessi dagli uffici brevetti, che sono competenti in materia. Se la start-up sviluppa nuovi software, che sono protetti sin dal momento della loro creazione dal diritto d’autore (senza intervento o verifica di alcun ente “esterno”), per rientrare nella definizione di “start-up innovativa” dovrà soddisfare uno degli altri due requisiti di innovazione (costi ricerca e sviluppo o collaboratori qualificati) (vedi punto B.2 sopra).

C.        INCUBATORI
1.         Q.        Cos’è un “incubatore”?
A.        Un incubatore di start-up è un soggetto che sostiene e accompagna lo sviluppo delle start-up dal concepimento dell’idea imprenditoriale al suo primo sviluppo, offrendo loro attività di formazione, sostegno operativo, strumenti e luoghi di lavoro e favorendo il contatto con gli investitori.
2.         Q.        Quali sono i requisiti che un incubatore deve avere per essere “certificato”?
A.        Per essere “certificato”, l’incubatore deve essere una società di capitali (anche in forma di cooperativa o di Società Europea) e deve soddisfare tutti i seguenti requisiti:
a)             disporre di strutture adatte ad accogliere le “start-up innovative” anche per condurre test e ricerche,
b)             disporre di attrezzature adeguate all’attività delle “start-up innovative”, tra cui accesso alla rete internet, sale riunioni, macchinari per test, prove o prototipi, a seconda delle attività condotte dalle “start-up innovative” incubate,
c)             essere amministrato o diretto da persone di riconosciuta competenza in materia di impresa e innovazione e avere a disposizione una struttura tecnica e di consulenza manageriale permanente,
d)             avere regolari rapporti di collaborazione con università, centri di ricerca, istituzioni pubbliche e partner finanziari che svolgono attività e progetti collegati a “start-up innovative”,
e)             avere un adeguato e consolidato track record nell’attività di sostegno a “start-up innovative”.
3.         Q.        Perché un incubatore deve essere “certificato” e che cosa deve fare per ottenere la “certificazione”?
A.        Non si tratta di una vera e propria “certificazione” dell’attività dell’incubatore, ma di una procedura piuttosto semplice per censire gli incubatori effettivamente attivi in Italia, rendere facilmente accessibili i loro dati al pubblico - in particolare alle “start-up innovative” - e agevolare il loro accesso ai benefici previsti dalla normativa sulle “start-up innovative”.
L’incubatore deve solo autocertificare di possedere i requisiti previsti dalla normativa e, una volta fatto ciò, verrà iscritto in una specifica sezione speciale del Registro delle Imprese dedicata agli “incubatori certificati”. L’incubatore deve periodicamente aggiornare le informazioni che lo riguardano sul Registro delle Imprese e confermare che continua a possedere i requisiti previsti.
4.         Q.        Quali benefici sono previsti a favore degli “incubatori certificati”?
A.        Agli “incubatori certificati” vengono estesi alcuni dei benefici previsti a favore delle “start-up innovative”, tra cui:
a)             la possibilità di emettere strumenti finanziari partecipativi;
b)             le agevolazioni relative al c.d. work-for-equity e ai piani d’incentivazione;
c)             l’esonero dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per l’iscrizione nel Registro delle Imprese e dal pagamento del diritto annuale dovuto in favore delle camere di commercio.

D.        AGEVOLAZIONI SOCIETARIE
1.         Q.        Quanto risparmio se costituisco una società come “start-up innovativa”?
A.        Le “start-up innovative” non sono tenute al pagamento:
a)             dell’imposta di bollo dovuta per l’iscrizione nel Registro delle Imprese (Euro 156),
b)             dei diritti di segreteria dovuti per l’iscrizione nel Registro delle Imprese (Euro 90),
c)             del diritto annuale in favore della camera di commercio (Euro 200).
2.         Q.        Posso costituire una start-up innovativa nella forma di società a responsabilità limitata semplificata o a capitale ridotto?
A.        Sì. Nel gennaio 2012, al fine di sostenere l’imprenditoria giovanile, il Governo ha creato la c.d. società a responsabilità limitata semplificata (S.s.r.l.). Uno dei principali vantaggi della S.s.r.l. è che il capitale della società può essere limitato a un solo Euro. Una “start-up innovativa” può essere costituita anche nella forma di S.s.r.l., sempre che ricorrano i presupposti della S.s.r.l., tra i quali:
a)             nessun socio deve aver compiuto i 35 anni di età (è vietata la cessione delle quote a chi non ha tale requisito di età),
b)             la costituzione deve avvenire per atto pubblico di fronte a un notaio completando un modello standard di atto costitutivo (non sono dovuti oneri notarili),
c)             il capitale sociale deve essere almeno pari a Euro 1 (e inferiore a Euro 10.000). All’atto della costituzione della S.s.r.l. il capitale sociale deve essere interamente sottoscritto e versato in denaro nelle mani degli amministratori,
d)             gli amministratori devono essere scelti tra i soci.
Per chi ha più di 35 anni di età il Governo nel giugno 2012 ha introdotto un’altra forma societaria, la c.d. S.r.l. “a capitale ridotto”. Anche in questo caso uno dei principali vantaggi è che il capitale sociale può essere limitato a un solo Euro. Una “start-up innovativa” può essere costituita anche nella forma di S.r.l. a capitale ridotto.
3.         Q.        Ho sentito dire che in Italia le c.d. “società di comodo” e “in perdita sistematica” sono penalizzate dal punto di vista fiscale.  Cosa significa? Le “start-up innovative” sono penalizzate da questa disciplina? 
A.        In Italia, alle società che non conseguono un fatturato minimo o le cui perdite sono costanti nel tempo (c.d. “società di comodo” e “in perdita sistematica”) di norma è imputato ai fini fiscali un reddito minimo determinato in via forfettaria, vale a dire tali società sono tassate come se avessero conseguito tale reddito minimo anche se di fatto hanno conseguito un reddito inferiore o pari a zero. Queste regole non si applicano alle “start-up innovative” che pertanto, anche in caso di fatturato sotto i minimi o perdite costanti nel tempo, restano comunque soggette a imposizione sui redditi solo per redditi effettivamente conseguiti.
4.         Q.        Cosa succede se la mia “start-up innovativa” riporta delle perdite?
A.        Per le perdite fino a un terzo del capitale nulla (come per le società normali). Se le perdite eccedono il terzo del capitale ma non riducono il capitale al di sotto il minimo legale, le perdite possono essere “rinviate a nuovo” per due esercizi consecutivi (mentre le società normali possono rinviare a nuovo le perdite per un solo esercizio). Se entro i due esercizi successivi le perdite non risultano diminuite a meno di un terzo del capitale, il capitale deve essere ridotto in proporzione delle perdite.
Nel caso invece in cui le perdite riducano il capitale al di sotto del minimo legale, le norme ordinarie prevedono che la società debba essere immediatamente ricapitalizzata, pena lo scioglimento. Le “start-up innovative” invece possono rinviare la ricapitalizzazione sino alla chiusura dell’esercizio successivo.
5.         Q.        Ho sentito dire che, in termini di struttura e gestione del capitale, le S.r.l. offrono meno flessibilità delle S.p.a. Ho costituito la mia “start-up innovativa” in forma di S.r.l. per risparmiare, ma mi serve questo tipo di flessibilità. Come posso fare?
A.        Le norme da questo punto di vista concedono una flessibilità alle “start-up” innovative costituite in forma di S.r.l. che le S.r.l. normali non hanno. Infatti, le “start-up innovative” costituite in forma di S.r.l. possono:
a)             creare categorie di quote prive di diritti di voto o con diritti di voto non proporzionali alla partecipazione,
b)             emettere strumenti finanziari partecipativi (non imputati a capitale), vale a dire che possono consentire (i) alla società di ricevere apporti in denaro, di opera o servizi senza dover seguire le regole sui conferimenti e (ii) ai sottoscrittori di tali strumenti di avere alcuni diritti patrimoniali (ad. es. il diritto di partecipare agli utili della società) o anche di nomina di un amministratore,
c)             comprare, vendere ed effettuare altre operazioni sulle proprie partecipazioni in attuazione di piani di incentivazione a favore di dipendenti e collaboratori (vedi punti E.1 ed E.3 sotto).

6.         Q.        E’ vero che le S.r.l. non possono offrire le proprie partecipazioni al pubblico? E una “start-up innovativa” costituita in forma di S.r.l.?
A.        Sì, mentre una S.p.a. può offrire le proprie azioni al pubblico, una S.r.l. normale non può offrire le proprie quote al pubblico. Tuttavia, a differenza delle S.r.l. normali, le quote delle “start-up innovative” costituite in forma di S.r.l. possono invece essere oggetto di offerta al pubblico (anche attraverso l’impiego di portali di crowdfunding) (vedi punto G.6 sotto). Resta comunque preclusa anche per le “start-up innovative” costituite in forma di S.r.l. la possibilità di essere quotate in Borsa.

E.        WORK FOR EQUITY 
1.         Q.        Specie nelle fasi iniziali la mia start-up non avrà molta liquidità a disposizione. Posso pagare amministratori, dipendenti e collaboratori interamente con equity anziché in denaro?
A.        Sì. Le start-up innovative possono assegnare equity ad amministratori, dipendenti e collaboratori nel contesto di piani di incentivazione quale corrispettivo di opere e servizi resi alla “start-up innovativa” (c.d. work for equity).
            Dal punto di vista fiscale e contributivo, le partecipazioni all’equity così attribuite non costituiscono reddito dell’amministratore, dipendente o collaboratore e pertanto non sono soggette a imposizione né a oneri contributivi. Se e quando tali partecipazioni saranno cedute, verrà tassata solo l’eventuale plusvalenza o guadagno (vale a dire la differenza tra prezzo di cessione e prezzo originario di acquisto, prezzo che sarà ad esempio pari a zero in caso di assegnazione completamente gratuita).
Per di più, al momento della cessione si applicherà la più favorevole aliquota applicabile ai c.d. capital gain (oggi pari al 20%) e non le aliquote applicabili ai redditi da lavoro dipendente (purché la partecipazione non sia superiore a certe soglie).
Queste norme si applicano purché le partecipazioni non siano state riacquistate dalla “start-up innovativa” (o da soggetti che fanno parte del suo gruppo societario). In caso contrario si perde il regime fiscale di favore, dunque il valore normale dell’equity assegnata sarà considerato reddito di lavoro e pertanto sarà assoggettato a tassazione e a oneri contributivi come reddito da lavoro nell’anno in cui avviene la cessione alla “start-up innovativa” o a soggetti del suo gruppo applicando le aliquote corrispondenti. Invece, l’eventuale plusvalenza anche in questo caso sarà comunque tassata secondo l’aliquota applicabile ai capital gain.
            Questo regime di favore rende fiscalmente efficiente l’utilizzo del c.d. work for equity e costituisce una delle più importanti novità della normativa. Più in specifico sugli aspetti fiscali vedi punto H.2 sotto.
            In ogni caso, il compenso pagato ai dipendenti non può essere costituito unicamente da equity, ma deve prevedere comunque una componente fissa in denaro stabilita dai contratti collettivi di lavoro applicabili (vedi punto F.2 sotto).
2.         Q.        Posso utilizzare le stesse modalità per pagare consulenti e fornitori?
A.        Sì, il medesimo regime fiscale si applica all’assegnazione di equity a consulenti e fornitori come corrispettivo di opere, servizi e merci forniti alla start-up. In questo caso però il regime fiscale di favore si applica anche se le partecipazioni sono successivamente cedute alla start-up innovativa o a soggetti che fanno parte del suo gruppo societario.
3.         Q.        Mi è stato proposto di lavorare per una “start-up innovativa”, promettendomi una partecipazione all’equity. Cosa devo sapere?
A.        La partecipazione all’equity da parte di collaboratori e dipendenti è una pratica molto diffusa per le start-up negli USA e altrove. Questo sistema permette infatti a chi lancia una start-up di attirare le risorse professionali necessarie all’impresa anche senza poter pagare nell’immediato salari competitivi. Chi accetta di lavorare in una “start-up innovativa” rinuncia magari a una retribuzione più alta nell’immediato, ma partecipando all’equity ha la possibilità di ottenere nel tempo un maggiore guadagno in caso di successo della start-up. Questa forma di retribuzione viene fortemente incentivata dal Decreto da un punto di vista fiscale e contributivo. 
            Infatti, le partecipazioni che riceverai come compenso del tuo lavoro non costituiscono reddito da lavoro dipendente e pertanto non sono soggette a imposizione né a oneri contributivi. Se e quando cederai tali partecipazioni, verrà tassata solo l’eventuale plusvalenza o guadagno (vale a dire la differenza tra prezzo di cessione e il prezzo a cui le hai acquistate, prezzo che sarà ad esempio pari a zero in caso ti siano state assegnate gratuitamente). Per di più, al momento della tassazione si applicherà la più favorevole aliquota applicabile ai c.d. capital gain (oggi pari al 20%) e non le aliquote applicabili ai redditi da lavoro dipendente (purché la partecipazione non sia superiore a certe soglie).
Facciamo un esempio: se nei primi tre anni di lavoro con una start-up ti vengono assegnate gratuitamente quote di capitale per un importo pari a Euro 20.000, questa somma non sarà calcolata nel tuo reddito imponibile ai fini delle imposte e dei contributi previdenziali. Se dopo questi tre anni venderai le tue quote a un soggetto esterno al gruppo della start-up (ad esempio, un investitore di venture capital) per Euro 100.000, al momento della cessione pagherai le imposte sulla tua plusvalenza (Euro 100.000 – Euro 0 (poiché l’assegnazione è stata gratuita) = Euro 100.000). L’imposta sarà pari a Euro 20.000 (ovvero il 20% di Euro 100.000).
            Se vuoi mantenere questi benefici fiscali è importante che le partecipazioni che ti verranno assegnate non siano riacquistate dalla “start-up innovativa” o da soggetti che fanno parte del suo gruppo societario. In caso contrario il reddito di lavoro derivante dall’assegnazione dell’equity e l’eventuale plusvalenza saranno assoggettati a tassazione nell’esercizio in cui avviene la cessione alla start-up innovativa o a soggetti del suo gruppo.
            Anche in questo caso, facciamo un esempio. Nell’ipotesi precedente, se le quote fossero riacquistate dalla start-up allo scadere del terzo anno, nell’esercizio in cui avviene la cessione, la somma di Euro 20.000 costituirebbe reddito di lavoro imponibile a fini fiscali e contributivi e sarebbe tassato applicando le aliquote corrispondenti.  Il corrispettivo eccedente (cioè Euro 100.000 – Euro 20.000 = Euro 80.000) sarebbe tassato sempre nello stesso anno con aliquota applicabile ai c.d. capital gain (oggi pari al 20%).
            In ogni caso, la tua retribuzione dovrà prevedere comunque una componente fissa in denaro, non inferiore ai minimi retributivi fissati dai contratti collettivi di lavoro applicabili, a livello nazionale o decentrato (vedi punto F.2 sotto).

F.        CONTRATTI DI LAVORO
1.         Q.        Vorrei che la mia “start-up innovativa” avesse una struttura del personale flessibile, senza vincoli contrattuali di durata eccessiva. La nuova normativa cosa mi consente di fare?
A.        Le “start-up innovative” possono, nel limite massimo di quattro anni dalla loro costituzione (o nel più limitato periodo di tempo previsto per le start-up già esistenti in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa (vedi punti B.2 e B.5 sopra)), assumere dipendenti con contratto a tempo determinato, anche in somministrazione di durata tra 6 e 36 mesi senza specificare le “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo” alla base del contratto, come devono invece fare le altre imprese. Per i contratti a tempo determinato, anche in somministrazione, di durata inferiore a 6 mesi, continuerà ad applicarsi la normativa vigente.
Con lo stesso dipendente, inoltre, possono essere stipulati anche più contratti a termine consecutivi, entro il limite massimo di 36 mesi, senza dover  rispettare gli intervalli previsti dalla legge (60 o 90 giorni) o dalla contrattazione collettiva. Dopo i 36 mesi, ma comunque entro i limiti temporali di cui sopra, le parti possono decidere di stipulare un nuovo contratto a termine per una durata massima di un anno, ma solo se lo stesso viene sottoscritto innanzi alla Direzione Territoriale del Lavoro.
La prosecuzione dei rapporti di lavoro a termine oltre il limite temporale sopra descritto comporta l’automatica trasformazione dei rapporti in contratti a tempo indeterminato. Il regime di favore viene quindi concesso per il tempo considerato “fisiologico” a lanciare una “start-up innovativa”, a verificarne la profittabilità e a individuare la struttura dei costi del personale più adatta all’impresa.
Questo regime si applica solo ai rapporti di lavoro stipulati per lo svolgimento di attività inerenti o strumentali all’oggetto sociale della “start-up innovativa”. Quindi, ad esempio, non si applica al rapporto di lavoro con la receptionist o con l’addetto alle pulizie.
2.         Q.        Ci sono regole specifiche per quanto riguarda la retribuzione dei dipendenti?
A.        Sì. La retribuzione dei dipendenti assunti da una “start-up innovativa” deve essere necessariamente costituita da una componente fissa e da una componente variabile.
La componente fissa non può essere inferiore ai minimi retributivi previsti, per il rispettivo livello di inquadramento, dai contratti collettivi nazionali di lavoro applicabili. Anche la contrattazione decentrata (aziendale o territoriale), se a ciò delegata dai contratti collettivi nazionali di lavoro, potrà definire appositi criteri per la determinazione dei minimi retributivi tabellari, oltre a regole ad hoc per la gestione del rapporto di lavoro per le “start-up innovative”..
La componente variabile può consistere sia in una somma di denaro che in una partecipazione all’equity (vedi punti E.1 ed E.3 sopra). Tale componente variabile non è soggetta a limiti minimi e deve essere legata alla redditività dell’impresa o alla produttività del lavoratore o, ancora, del gruppo di lavoro o ancora ad altri parametri di rendimento concordati tra le parti.
3.         Q.        Non ho una “start-up innovativa”; posso stipulare contratti di lavoro a termine con i miei dipendenti o contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato con le Agenzie per il Lavoro?
A.        Sì, ma devi specificare per iscritto, nell’ambito del contratto a termine o del contratto di somministrazione a tempo determinato, le “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo” poste alla base del contratto stesso e che lo giustificano. Senza questo tipo di specificazione e al di fuori di ipotesi specifiche, il contratto si può stipulare comunque ma:
a)             non può durare più di un anno,
b)             non può essere stipulato con dipendenti con cui hai già intrattenuto rapporti di lavoro, e
c)             non è prorogabile, anche se di durata inferiore a un anno.
4.         Q.        Ho una “start-up innovativa”; posso stipulare contratti di lavoro a termine con i miei dipendenti o contratti di somministrazione di lavoro? Ho dei benefici rispetto alle altre imprese?
A.        Certo, le “start-up innovative” possono stipulare contratti a termine o contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato di durata compresa tra 6 e 36 mesi indicando che il lavoratore sarà impiegato nello svolgimento di attività “inerenti o strumentali” all’oggetto sociale dalle “start-up innovative”, quindi senza specificare le “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo” alla base del contratto come devono fare le altre imprese. Ciò perché la qualifica di “start-up innovativa” del datore di lavoro costituisce di per sé una delle ragioni che consentono il ricorso al contratto o alla somministrazione di lavoro a termine. Questa disciplina di favore opera nel limite di 4 anni dalla costituzione della società (o per il più limitato periodo di tempo previsto per le società già esistenti che, se in possesso dei requisiti richiesti, possono essere definite come “start-up innovative” (vedi punti B.2 e B.5 sopra)).
Inoltre non si applicano alcune delle restrizioni previste per le altre imprese (vedi punto F.3 sopra); infatti il contratto o la somministrazione a tempo determinato di durata pari o superiore a 6 mesi stipulati dalle “start-up innovative” potranno:
(a)            durare fino a 36 mesi,
(b)           essere stipulati anche con lavoratori con cui hai già intrattenuto rapporti di lavoro, purché si rimanga entro il limite dei 36 mesi (vedi punto F.1 sopra) e
(c)            essere prorogati.
5.         Q.        Posso fare dei contratti a termine più volte con lo stesso dipendente?
A.        Sì, ma se non hai una “start-up innovativa” devi aspettare un intervallo di tempo tra un contratto e l’altro (secondo quanto previsto dalla legge 368/2001 e dalla Riforma Fornero e quindi 60 o 90 giorni, dipende se il contratto iniziale dura più o meno di 6 mesi). Se invece hai una “start-up innovativa”, puoi stipulare i contratti uno dopo l’altro senza dover rispettare questi intervalli, ovviamente rimanendo sempre entro i limiti di tempo generali di cui sopra (vedi punto F.4 sopra).
6.         Q.        I contratti a termine stipulati da “start-up innovative” sono soggetti a limitazioni quantitative?
A.        No. A differenza della ltre imprese, le “start-up innovative” possono ricorrere alla stipulazione di contratti di lavoro a termine senza dover rispettare alcun limite quantitativo posto dalla contrattazione collettiva.
7.         Q.        Ho sentito che però ci sono norme specifiche in tema di retribuzioni dei dipendenti delle “start-up innovative”. Cosa si prevede esattamente?
A.        Infatti. Una “start-up innovativa” ha obblighi specifici per ciò che riguarda la retribuzione dei propri dipendenti. La retribuzione dei dipendenti delle “start-up innovative” dovrà necessariamente (e non solo in via facoltativa come per la generalità delle imprese) essere composta da una parte fissa (non inferiore al minimo tabellare previsto dai rispettivi contratti collettivi applicabili, vedi ultimo paragrafo di questo punto F.7 sotto) e da una parte variabile (per la quale non sono previsti minimi).
La parte variabile della retribuzione consiste “in trattamenti collegati all’efficienza o alla redditività dell’impresa, alla produttività del lavoratore o del gruppo di lavoro, o ad altri obiettivi o parametri di rendimento concordati tra le parti, incluse l’assegnazione di opzioni per l’acquisto di quote o azioni della società e la cessione gratuita delle medesime quote o azioni”.
I contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale potranno definire in via diretta o in via delegata anche ai livelli decentrati: criteri per la determinazione di minimi tabellari specifici, criteri per la definizione della parte variabile della retribuzione e, più in generale, specifiche disposizioni per la gestione del rapporto di lavoro in relazione alle esigenze delle “start-up innovative”.

G.        CROWDFUNDING E ACCESSO AL CREDITO
1.         Q.        Che cos’è un portale di crowdfunding?
A.        Crowdfunding significa letteralmente “finanziamento da parte del pubblico” e consiste nella raccolta di fondi presso il pubblico, al fine di sviluppare un’idea o un progetto, spesso di natura imprenditoriale. Il portale per crowdfunding è una piattaforma online che facilita l’incontro fra la richiesta di fondi da parte di chi intende sviluppare un progetto e l’offerta di denaro da parte degli utenti interessati a contribuire allo sviluppo del progetto stesso. 
2.         Q.        Di quali portali di crowdfunding si occupa il Decreto?
A.        Vi sono vari tipi di crowdfunding (come, ad esempio, il c.d. reward-based crowdfunding, in cui i sostenitori di un progetto possono contribuire in vario modo, ricevendo in cambio una “ricompensa” affidata alla fantasia del creatore del progetto, o il c.d. peer-to-peer lending, che promuove i prestiti fra privati). Il Decreto si occupa, nello specifico, solo dei portali dedicati alla raccolta di investimenti nel capitale delle “start-up innovative” (c.d. equity-based crowdfunding). Attraverso questi portali le “start-up innovative” possono presentare i propri progetti e attrarre potenziali investitori, offrendo loro le proprie azioni o quote. Gli utenti del portale che intendono contribuire a un progetto diventano quindi soci della “start-up innovativa” nella quale decidono di investire, partecipando così sia agli utili che alle perdite. 
3.         Q.        Chi può gestire un portale di equity-based crowdfunding?
A.        Un portale di equity-based crowdfunding può essere gestito da banche, SIM e da soggetti iscritti in un apposito registro che sarà istituito dalla Consob. Questi soggetti, tuttavia, dovranno servirsi di una banca o di una SIM per eseguire gli ordini di acquisto delle partecipazioni nelle “start-up innovative” promosse attraverso il portale.
4.         Q.        Quali requisiti sono necessari per l’iscrizione nel registro dei gestori di portali previsto dal Decreto?
A.        Per l’iscrizione nel registro, sono previsti dei requisiti semplificati rispetto a quelli generalmente applicabili ai soggetti che svolgono servizi di investimento. Oltre alla forma di società per azioni, la condizione principale per l’iscrizione nel registro riguarda il rispetto dei requisiti di onorabilità, per coloro che detengono il controllo del gestore, a cui si affiancano requisiti di onorabilità e professionalità per i componenti degli organi sociali e per il top management del gestore. I requisiti di onorabilità e professionalità dovranno essere determinati dalla Consob; è presumibile che riguardino, rispettivamente: (i) assenza di condanne per reati in materia finanziaria e (ii) esperienza nel campo bancario e finanziario.
5.         Q.        Quali regole devono rispettare i gestori di portali nel rapporto con gli utenti/investitori?
A.        Ai gestori di portali iscritti nel registro tenuto dalla Consob (quindi diversi da banche e SIM) non si applica l’apparato di norme e procedure relative al rapporto con gli investitori (essenzialmente derivanti dalla c.d. Direttiva MiFID) normalmente previsto per i soggetti che svolgono servizi di investimento. Il comportamento nei confronti degli investitori da parte dei gestori di portali sarà disciplinato da una normativa più snella che verrà definita dalla Consob.
La vigilanza sui gestori di portali sarà esercitata dalla Consob. La vigilanza comporta ad esempio l’obbligo di comunicare dati, notizie e documenti eventualmente richiesti dalla Consob e l’applicazione di sanzioni in caso di violazioni della disciplina applicabile.
6.         Q.        L’offerta di partecipazioni al capitale di una “start-up innovativa” attraverso un portale per equity-based crowdfunding è soggetta a limitazioni?
A.        Sì. La normativa prevede che tali offerte non possano avere un valore superiore a Euro 5 milioni.
Inoltre una quota delle partecipazioni offerte dalla “start-up innovativa” dovrà essere sottoscritta da investitori professionali o specializzati (c.d. anchor investors). Questo requisito intende tutelare gli investitori non professionali assicurando che qualcuno del mestiere abbia valutato positivamente la start-up e abbia rischiato investendo in prima persona nel capitale della start-up stessa.
7.         Q.        Il Decreto introduce anche agevolazioni per l’accesso al credito?
A.        Sì, le “start-up innovative” che necessitano di un finanziamento (quindi debito anziché equity) per lo sviluppo della propria attività possono chiedere alla banca che eroga il finanziamento di acquisire, al posto delle garanzie normalmente richieste, la garanzia pubblica del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese. Il Fondo, quindi, non eroga denaro ma garantisce una parte del finanziamento alla “start-up innovativa”.
L’intervento del Fondo è gratuito e copre una quota variabile dell’importo finanziato, con un limite generale che, salvo alcune eccezioni, è di Euro 1,5 milioni. Per la quota del finanziamento coperta dal fondo, le “start-up innovative” non dovranno quindi sopportare i costi di garanzie aggiuntive.
Esempio pratico: una “start-up innovativa” richiede alla Banca X un finanziamento di Euro 100 mila. Per una parte di questa somma, diciamo ad esempio Euro 60 mila, la start-up ottiene la garanzia gratuita del Fondo. Ciò significa che la Banca X potrà chiedere alla “start-up innovativa” una garanzia (ad esempio, un’ipoteca o garanzia personale dei soci) solo per Euro 40 mila non coperti dalla garanzia del Fondo.

H.        REGIME FISCALE
1.         Q.        Se investo in una “start-up innovativa” ho dei vantaggi fiscali?
A.        Si, ma limitatamente al 2013, 2014 e 2015 e purché l’investimento sia mantenuto per un periodo di almeno 2 anni.
Per le persone fisiche è prevista una detrazione dalle imposte pari al 19% della somma investita in una “start-up innovativa”. L’importo massimo dell’investimento su cui calcolare la detrazione è di Euro 500 mila per ciascun anno. La detrazione non fruita nel corso di un anno può essere fruita nei 3 anni successivi.
Quindi, ad esempio, se nel 2013 investo Euro 300 mila in una “start-up innovativa” potrò detrarre dalle imposte per il 2013 il 19% di tale somma, vale a dire Euro 57 mila. Se invece il mio investimento è di Euro 1 milione, dalle imposte per il 2013 non potrò detrarre l’intero 19% di tale somma, vale a dire Euro 190 mila, ma solo il 19% di Euro 500 mila, ossia l’importo massimo dell’investimento agevolato, e quindi Euro 95 mila. Nel caso in cui non possa fruire dell’intera detrazione di Euro 95 mila nel 2013, perché le mie imposte per quell’anno sono inferiori a tale importo, potrò comunque utilizzare la detrazione non fruita nei 3 anni successivi. 
Per le persone giuridiche è prevista invece una deduzione dal reddito imponibile pari al 20% della somma investita in una “start-up innovativa”. L’importo massimo dell’investimento su cui calcolare la deduzione è di Euro 1,8 milioni per ciascun anno.
Quindi, ad esempio, se nel 2013 una società per azioni investe Euro 1 milione in una “start-up innovativa” potrà dedurre dal proprio reddito imponibile per il 2013 il 20% di tale somma, vale a dire Euro 200 mila. Se invece l’investimento è di Euro 3 milioni, la società non potrà dedurre dal reddito imponibile per il 2013 l’intero 20% di tale somma, vale a dire Euro 600 mila, ma solo il 20% di Euro 1,8 milioni, ossia l’importo massimo dell’investimento agevolato, e quindi Euro 360 mila. 
La percentuale detraibile o deducibile è aumentata (rispettivamente, al 25% e al 27%) per gli investimenti nelle “start-up a vocazione sociale” e in quelle che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi ad alto valore tecnologico in ambito energetico.
Le modalità di attuazione di queste agevolazioni dovevano essere  individuate con un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto, e quindi entro il 19 dicembre 2012. Alla data di questo Q&A, tuttavia, il decreto attuativo non è stato ancora emanato. Vi terremo aggiornati su questo aspetto su www.startuplex.com. Va detto peraltro che l’efficacia delle norme che prevedono tali agevolazioni fiscali è anche subordinata all’autorizzazione da parte della Commissione europea, che ne dovrà valutare la compatibilità con l’ordinamento comunitario.
2.         Q.        Ci sono altri vantaggi fiscali e contributivi?
A.        Sì, il Decreto prevede ulteriori incentivi e agevolazioni.
-           Costi di costituzione e funzionamento. Le “start-up innovative” sono esentate dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti in relazione alle iscrizioni nel Registro delle Imprese e dal pagamento del diritto annuale dovuto alle Camere di Commercio (vedi punto D.1 sopra). Alle “start-up innovative” non si applica la disciplina delle c.d. “società di comodo” e in “perdita sistematica” (vedi punto D.3 sopra).
-           Credito di imposta. Le “start-up innovative” beneficiano, con alcune semplificazioni, del credito d’imposta previsto per l’assunzione di personale “altamente qualificato” (personale in possesso di dottorato di ricerca e personale in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico e scientifico impiegato in ricerca e sviluppo) di cui all’articolo 24 del D.L. 22 giugno 2012, n. 83 (convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134). Tale credito d’imposta è pari al 35% del costo aziendale sostenuto dalle imprese, nei limiti di Euro 200.000 per anno, per le assunzioni a tempo indeterminato di nuovo personale altamente qualificato. La fruizione del credito d’imposta è soggetta a taluni limiti e condizioni, ivi incluso l’obbligo di mantenere i nuovi posti di lavoro per cui si sia fruito del credito d’imposta per almeno tre anni, alla presentazione di un’apposita istanza e alla concessione del credito di imposta da parte del Ministero dello sviluppo economico, nei previsti limiti di spesa.
In deroga alle disposizioni applicabili in via generale a tutte le imprese, le “start-up innovative”: (i) potranno beneficiare del credito d’imposta in via prioritaria rispetto alle altre imprese; (ii) non saranno tenute a rispettare i previsti gli obblighi documentali e di certificazione; e (iii) potranno presentare la domanda per fruire del credito d’imposta in forma semplificata.
-           Piani di incentivazione. I piani di incentivazione basati sull’attribuzione di strumenti finanziari, ad esempio azioni od opzioni (c.d. stock option) cioè diritti di acquistare azioni, beneficiano di un’esenzione fiscale e contributiva piena. Gli strumenti finanziari assegnati nel contesto di un piano di incentivazione, infatti, non costituiscono reddito degli amministratori, dei dipendenti e dei collaboratori continuativi della “start-up innovativa” beneficiari del piano e pertanto non sono soggetti a tassazione.
Per beneficiare di tale regime di favore, tuttavia, è necessario che gli strumenti finanziari non siano successivamente riacquistati dalla “start-up innovativa” o da soggetti che fanno parte del suo gruppo societario e che sussista un rapporto di lavoro tra il beneficiario e la “start-up innovativa” o una sua controllata diretta (vedi punti E.1 ed E.3 sopra).
-           Remunerazione dei prestatori di opere e servizi. Anche gli strumenti finanziari emessi a fronte dell’apporto di opere e servizi resi in favore delle “start-up innovative” da parte di professionisti esterni beneficiano di un’esenzione fiscale e contributiva piena poiché, al momento della loro emissione, non costituiscono reddito del professionista (vedi punto E.2 sopra). 
3.         Q.        Cosa succede se gli strumenti finanziari assegnati nel contesto di un piano di incentivazione o emessi a fronte di opere o servizi sono successivamente ceduti a terzi?
A.        La plusvalenza (cioè, la differenza tra il corrispettivo della cessione e il costo di acquisto) è tassata secondo le regole ordinarie: qualora il costo di acquisto di tali strumenti finanziari sia pari a zero, l’intero prezzo della successiva cessione rappresenterà una plusvalenza che sarà quindi tassata, per quanto riguarda le persone fisiche, (i) con un’imposta sostitutiva del 20% se si tratta di una partecipazione c.d. “non qualificata” (cioè non superiore al 20% dei diritti di voto o al 25% del patrimonio sociale) ovvero (ii) con applicazione della tassazione ordinaria, per il 49,72% del suo ammontare, se si tratta di una partecipazione qualificata (ossia una partecipazione eccedente le soglie su indicate).
4.         Q.        Mi fate un esempio?
A.        Certo. Ipotizziamo che nel 2013 io riceva gratuitamente un numero di azioni della “start-up innovativa” di cui sono amministratore pari al 1% dei diritti di voto o del patrimonio della società, quale remunerazione per l’attività da me svolta. Nel 2013 beneficerò di un’esenzione fiscale e contributiva piena e non dovrò quindi pagare alcuna imposta relativamente a tale assegnazione di azioni. Tuttavia, se nel 2018 vendo le azioni che avevo ricevuto gratuitamente al prezzo di Euro 100 mila, realizzerò una plusvalenza di pari importo sulla quale dovrò pagare, trattandosi di cessione di una partecipazione “non qualificata”, un’imposta sostitutiva del 20%, pari quindi ad Euro 20 mila.
Ipotizzando invece che nel 2013 io riceva una partecipazione pari al 30% dei diritti di voto o del patrimonio della “start-up innovativa” e, quindi, una partecipazione “qualificata”. Nel 2013 beneficerò comunque di un’esenzione fiscale e contributiva piena e non dovrò pagare alcuna imposta relativamente all’assegnazione di tale partecipazione. Se nel 2018 vendo tale partecipazione per Euro 100 mila, trattandosi di una plusvalenza derivante dalla cessione di una partecipazione “qualificata”, sarà soggetta ad imposta ordinaria per un importo pari al 49,72% della stessa. In altri termini, ai fini del calcolo delle imposte per il 2018, dovrò sommare l’importo pari al 49,72% della plusvalenza, vale a dire nel nostro esempio Euro 49.720, al resto del mio reddito imponibile, che sarà poi tassato complessivamente secondo le aliquote IRPEF a me applicabili nel 2018.

I.          CRISI E LIQUIDAZIONE
1.         Q.        Una “startup innovativa” può fallire?
A.        No, le “start-up innovative” non possono fallire, nel senso che non sono tecnicamente assoggettabili alla procedura denominata “fallimento”. La crisi o insolvenza della “start-up innovativa” è chiamata invece “sovraindebitamento” ed è assoggettata a procedure diverse dal fallimento. 
2.         Q.        Cosa vuol dire che una “start-up innovativa” è “sovraindebitata”?
A.        Vuol dire che la “start-up innovativa” non è in grado di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni oppure si trova in una “perdurante crisi di liquidità”. 
3.         Q.        Come si risolve la crisi da “sovraindebitamento”?
A.        Ci sono due modi alternativi per risolvere una situazione di sovraindebitamento. La “start-up innovativa” può proporre un accordo ai propri creditori per regolare in che misura ed in che modo questi saranno pagati (generalmente in tempi e ammontari diversi da quelli originariamente pattuiti). In alternativa si può liquidare tutto il patrimonio della “start-up innovativa” e utilizzare il ricavato per soddisfare i creditori. 
4.         Q.        Come scelgo quale soluzione adottare?
A.        La scelta tra accordo con i creditori e liquidazione del patrimonio dipende da molti fattori. Ad esempio, solo l’accordo con i creditori consente la prosecuzione dell’attività della “start-up innovativa”, mentre la liquidazione comporta la cessione dei beni e la cessazione di ogni attività. La conclusione di un accordo con i creditori richiede il consenso di creditori titolari di almeno il 60% del credito nei confronti della “start-up innovativa”; raggiungere tale soglia minima di consensi potrà essere fattibile o meno a seconda delle circostanze. In ogni caso, è opportuno che la decisione sia presa anche alla luce delle indicazioni offerte dall’organismo di composizione della crisi che assiste la “start-up innovativa” nella gestione della crisi stessa.
5.         Q.        Cosa sono gli organismi di composizione della crisi e che ruolo hanno?
A.        Gli organismi di composizione della crisi sono organismi costituiti da enti pubblici o soggetti privati cui è affidato un duplice compito: assistere la “start-up innovativa” nella definizione della soluzione della crisi (elaborando i termini dell’accordo, eseguendo le formalità richieste, comunicando con i creditori) e “controllare” l’operato della “start-up innovativa” nel corso della procedura (attestando la fattibilità dell’accordo proposto, la veridicità dei dati indicati nella proposta, il raggiungimento dell’accordo).
6.         Q.        Che cos’è esattamente un “accordo con i creditori” in questo contesto?
A.        E’ un accordo avente ad oggetto la soddisfazione dei crediti vantati dai creditori nei confronti della “start-up innovativa”, secondo i tempi, i modi e la misura indicati nell’accordo. Affinché l’accordo sia raggiunto, è sufficiente che la proposta della “start-up innovativa” sia accettata da tanti creditori che rappresentino il 60% del valore dei crediti nei confronti della “start-up innovativa” (dunque, se la “start-up innovativa” ha due creditori, perché l’accordo sia raggiunto è sufficiente che un solo creditore abbia accettato, purché questo possieda almeno il 60% dei crediti). L’accordo così raggiunto, una volta omologato dal tribunale, è vincolante per tutti i creditori, anche quelli contrari o astenuti.
            Nonostante ciò, i creditori c.d. “privilegiati” (cioè quelli garantiti da pegno, ipoteca o privilegio, ad es. il fisco o i dipendenti) devono in ogni caso essere soddisfatti integralmente per legge e non sono permessi accordi con i creditori che prevedano altrimenti. Unica eccezione è la situazione in cui la garanzia dei creditori privilegiati sia “incapiente” (cioè, il valore di mercato del bene oggetto della garanzia sia inferiore al valore del credito garantito; ad esempio: un creditore ha un credito di Euro 1 milione  nei confronti della “start-up innovativa” garantito da ipoteca, ma l’immobile oggetto di ipoteca vale Euro 700 mila; in questo caso la garanzia si dice appunto “incapiente”). In caso di garanzia incapiente, il creditore privilegiato può essere soddisfatto parzialmente anziché integralmente, ma non può essere soddisfatto comunque per un ammontare inferiore al valore della garanzia.
7.         Q.        Tutti i creditori hanno diritto di esprimersi sulla proposta di accordo?
A.        No, alcune categorie non ne hanno diritto. Tra esse i creditori “privilegiati” (cioè garantiti da pegno, ipoteca o privilegio), che devono essere soddisfatti integralmente per legge (salvo il caso in cui la loro garanzia sia “incapiente”, vedi punto I.6 sopra). Poiché tali creditori per legge non possono essere pregiudicati dall’accordo, non ha senso che si esprimano sulla proposta di accordo.
8.         Q.        Una volta firmato dalla “start-up innovativa” e dai suoi creditori l’accordo è efficace?
A.        No, occorre che l’accordo sia prima “omologato”. L’omologazione è il provvedimento con cui il tribunale verifica che siano state rispettate le norme applicabili. Una volta omologato, l’accordo diventa efficace e, di conseguenza, il debito della “start-up innovativa” verso i propri creditori risulta regolato dai termini dell’accordo stesso, sia per quanto riguarda la misura del debito, sia per quanto riguarda i tempi e i modi di soddisfazione dei creditori. Come menzionato, l’accordo vincola anche i creditori contrari o astenuti.
9.         Q.        In cosa consiste invece la “liquidazione del patrimonio” della “start-up innovativa”?
A.        La liquidazione del patrimonio consiste nella vendita di tutti i beni della “start-up innovativa” da parte di un liquidatore. Il liquidatore (che è soggetto terzo rispetto alla “start-up innovativa”) è nominato dal tribunale su richiesta dell’organo amministrativo della “start-up innovativa”. Durante tale fase, il liquidatore amministra il patrimonio della “start-up innovativa”. Con il ricavato della liquidazione, il liquidatore soddisfa i creditori che hanno fatto domanda di partecipazione alla distribuzione di tale ricavato (mentre i creditori che non presentano tale domanda non sono soddisfatti). Al termine della liquidazione, cessa ogni attività e la “start-up innovativa” viene cancellata dal Registro delle Imprese.
10.       Q.        Se la mia “start-up innovativa” viene liquidata i miei dati saranno per sempre accessibili a tutti?
A.        No. Dopo un anno dal provvedimento del tribunale che dispone la liquidazione del patrimonio della “start-up innovativa”, i dati relativi ai soci (anche nel caso in cui siano stati amministratori) sono cancellati dai pubblici registri e dalle banche dati che raccolgono tali informazioni.
11.       Q.        Ma alla fine della fiera, è meglio il “fallimento” o il “sovraindebitamento”?
A.        Le procedure previste per le “start-up innovative” sulla carta sono più snelle e flessibili e pertanto dovrebbero assicurare tempi più rapidi per la chiusura della crisi. In buona parte, il successo di tali procedure rispetto a quelle tradizionali dipenderà dal funzionamento degli organismi di composizione della crisi e, in particolare, dalla loro capacità di assistere efficacemente la start-up innovativa senza trascurare il loro compito di “controllo” sulla start-up e sulla procedura da sovraindebitamento.

8 commenti:

  1. Ottimo lavoro!

    Segnalo però una novità che riguarda il punto A.5: il MISE ha stabilito che le società già costituite alla data dell’approvazione della Legge 221/2012, potranno iscriversi alla “Sezione speciale” dedicata alle Startup del Registro delle imprese anche dopo il 17 febbraio 2013, in quanto la scadenza indicata in norma primaria è da interpretare come non perentoria. Link: http://alturl.com/yug7v

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Carlo,

      ottima osservazione! Segnalo infatti che Unioncamere ha posto al Ministero dello Sviluppo Economico un quesito circa l'interpretazione della norma che pone il limite di 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del Decreto Sviluppo 2.0 per l'iscrizione alla sezione speciale del Registro delle Imprese per le società già costituite alla data di entrata in vigore della legge di conversione stessa.
      In particolare, è stato chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico se le società già costituite alla data di entrata in vigore della legge di conversione possano depositare la dichiarazione per l'iscrizione alla sezione speciale del Registro delle Imprese anche dopo il 17 febbraio 2013.

      Il Ministero dello Sviluppo Economico in data 12 febbraio 2013 ha pubblicato un comunicato stampa (disponibile all'indirizzo http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php?option=com_content&view=article&idmenu=1999&idarea1=0&andor=AND&idarea2=0&sectionid=0&andorcat=AND&idarea3=0&cattitle1=Comunicati%20Stampa&partebassaType=1&showMenu=1&showCat=1&idarea4=0&idareaCalendario1=0&MvediT=1&showArchiveNewsBotton=0&id=2026703&viewType=0) in cui afferma che la dichiarazione di attestazione del possesso dei requisiti previsti sia ricevibile dalle Camere di Commercio anche in data successiva al 17 febbraio 2013.

      Elimina
  2. avrei una domanda: al punto 3,A,c), sui costi di “ricerca e sviluppo” si parla di "costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori". Mi chiedevo se per consulenti esterni si intendessero persone fisiche o giuridiche.
    Vi ringrazio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Eugenio,

      la norma indica come consulenti esterni tutti coloro che forniscono attività di consulenza alla start-up innovativa che sia finalizzata allo svolgimento di attività di ricerca e sviluppo. Certamente, nell'ambito di applicazione della norma, devono intendersi inclusi sia le persone fisiche, sia le persone giuridiche.

      Elimina
  3. Ciao a tutti, la legge prevede l'esenzione del pagamento dei diritti camerali. Ma, visto l'intento di agevolare le startup, non mi è chiaro se l'esenzione sia valida anche per i libri sociali (che si pagano annualmente e la cui scadenza è... LUNEDI 18 MARZO?!?!). Grazie a chiunque sappia rispondermi!

    Silvio M.

    RispondiElimina
  4. Egregi,
    mi complimento innanzitutto per il vostro blog.
    Vi sottopongo il seguente quesito.
    La richiesta di iscrizione al Registro Startup presentata dalla mia società è stata recentemente respinta dalla Camera di Commercio competente per mancato rispetto del requisito a): "i
    soci, persone fisiche, detengono al momento della costituzione e per i successivi 24 mesi, la maggioranza delle quote o azioni
    rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto
    nell'assemblea ordinaria dei soci".
    La risposta era attesa, perché la Camera di Commercio ci aveva già comunicato che non sarebbe andata contro una lettura formale della legge.
    La mia società, fondata da 4 persone fisiche nel 2011, ha visto un conferimento iniziale, in termini di avviamento, di una società preesistente, per un valore momentaneamente eccedente la metà del capitale sociale conferito e divenuto 3 mesi dopo minoritario, in seguito ad aumento di capitale funzionale all'ingresso di nuovi soci persone fisiche.
    Al momento della costituzione, il requisito previsto non era, quindi, valido, ma appena 3 mesi dopo e attualmente sì.
    Mi sembra, invece, che la legge debba essere 'interpretata', ossia che le regole sono state definite per le nuove imprese e che queste regole devono essere riportate alle imprese già esistenti, ma tenendo conto dello spirito della legge e adattandola a quello che è il ciclo di vita di un'impresa.
    Poichè la legge ammette le imprese costituite anche da 40 mesi, se si legge in modo acritico il requisito, si arriva, infatti, al paradosso che un'impresa costituita da persone fisiche 40 mesi fa e successivamente acquisita da una società di capitali può rientrare nei requisiti della legge, anche se ora non presenta più alcun socio persona fisica.
    Chiedo quindi se è possibile fare un ricorso di natura amministrativa affinché si possa avere una lettura più sostanziale della legge.
    Ringraziandovi dell'attenzione, porgo cordiali saluti
    Marcello Antonioni

    RispondiElimina
  5. Io ho appena fondato una startup innovativa. Sono socio di maggioranza assoluta con una partecipazione minoritaria di una società di capitali (SPA).
    Ho il dubbio di quale sia la forma più idonea per inquadrare la mia posizione di socio lavoratore (nonché Amministratore all'interno di un CDA).
    Inquadrandomi come consulente della società l'INPS mi contesta il fatto che dovrei fare anche l'iscrizione come Artigiano e Commerciante con doppia contribuzione e pagamento dei tributi INPS anche su oneri non distribuiti (!!!).
    Potrei forse inquadrarmi come dipendente ma ho inteso che rischio una contestazione in quanto non propriamente definibile come subordinato ...

    Nessuno sa dirmi quale sia una scelta ragionevole di inquadramento non contestabile. Nemmeno un ispettore dell'INPS al quale mi sono preventivamente rivolto.

    Ma in che paese viviamo?!

    RispondiElimina
  6. Cosa succede se vengono meno i requisiti per essere start up innovative? La non distribuzione degli utili x quanto tempo?

    RispondiElimina