18 marzo, 2013

A proposito di visti USA: Procedure, Tempi, Costi

Dopo avervi presentato, la settimana scorsa, alcune categorie di visti per gli USA, torniamo sul tema questa settimana per offrire qualche indicazione su procedure, tempi e costi per richiedere i visti in questione.
I passaggi principali nella procedura per richiedere uno dei visti descritti sono i seguenti (tenete presente però che la procedura da seguire può variare anche significativamente sulla base di fattori personali, come ad esempio il fatto che il richiedente il visto si trovi già negli USA per altri motivi):
·        Per il visto H1-B, il petitioner (dunque la start-up USA se del caso) deve prima di tutto richiedere una certificazione del U.S. Department of Labor, presentando una Labor Condition Application, in cui dovrà attestare vari requisiti rispetto al salario e alle condizioni di lavoro del lavoratore beneficiary di cui sponsorizza la richiesta. Dettagli sulla procedura in questione sono disponibili qui.
·        Per i visti L, H1-B, e O-1A, il petitioner (potrebbe dunque essere la start-up datrice di lavoro, italiana o USA a seconda dei casi) deve poi presentare una petition per un visto non-immigrant (modulo I-129) all’USCIS. Il modulo è disponibile qui.
·        Una volta completati gli steps/lo step precedente (nel caso rispettivamente di visto H1-B, o di visto L-1 o O-1A), o come primo step (nel caso di visto E-2), il beneficiary deve compilare un modulo online (modulo DS-160 disponibile qui) e poi rivolgersi al consolato USA di Milano, Roma, Firenze o Napoli, a seconda della regione di residenza in Italia (potete trovare le regioni di competenza di ciascun consolato qui, con l’avvertenza che le applications per visti E sono gestite esclusivamente dal consolato di Roma) e fissare un appuntamento per un’intervista.
I primi due steps, dove applicabili, possono richiedere diversi mesi di tempo. In particolare, l’USCIS può impiegare da 2 settimane (visti O1-A) a 4 o 5 mesi (visti L-1 ed H1-B) per rivedere la petition per un visto. Per quanto riguarda il terzo step, potete controllare i tempi di attesa aggiornati per le interviste e l’emissione dei visti presso le sedi consolari italiane qui. La documentazione da sottoporre alle autorità consolari varia a seconda del tipo di visto (in particolare, per i visti E, le autorità consolari hanno una certa discrezione nel valutare, caso per caso, la documentazione da richiedere; per farsi un’idea dei documenti richiesti dal consolato di Roma, consultate questo documento).
Le spese per ottenere uno dei visti di cui sopra includono, in linea di massima:
·        A carico del beneficiary, per tutti e quattro i tipi di visto:
o    un application processing fee (attualmente USD 190 per i visti L-1,H1-B, e O-1A, USD 270 per i visti E-2);
o   le spese di spedizione del passaporto su cui viene apposto il visto (attualmente circa 10-20 euro);
o   costo della telefonata per prenotare l’intervista in consolato (15 euro).
Segnaliamo che, a seconda della nazionalità del beneficiary, può essere richiesto inoltre un visa issuance fee (non applicabile però ai richiedenti italiani).
·        In aggiunta, a carico del  petitioner (dunque la start-up ove ricorrano i requisiti), per i visti H-1B, L-1 e O-1A:
o   Un fee di USD 325 per la petition all’USCIS (salvo importi più alti nel caso in cui si richiedano procedure accelerate);
o   Un fraud prevention and detection fee di USD 500; e
o   (per i soli visti H-1B) un data collection and filing fee di USD 750 (purchè la start-up non impieghi più di 25 lavoratori negli USA, altrimenti l’importo richiesto è più alto).
In caso di superamento da parte del petitioner di certe soglie di fatturato, personale e/o numero di dipendenti con un visto, possono essere richiesti fees ulteriori. Inoltre, naturalmente, nel caso in cui si decida di appoggiarsi a un avvocato negli USA, ci sarà da tenere in conto, in aggiunta, il relativo onorario (probabilmente qualche migliaio di USD).
Tenete presente che si tratta di un percorso in cui ci possono essere  molte varianti, e alcuni punti oscuri (in particolare, le autorità diplomatiche USA hanno un margine di discrezionalità nel decidere al termine di tutta l’istruttoria descritta, se rilasciare il visto o meno).

11 marzo, 2013

Ancora sulla Dual Startup: i Visti per gli USA

Riprendiamo il discorso sulla “dual start-up” Italia-USA introdotto nel post del 4 marzo 2013, per soffermarci questa volta sui visti per trascorrere dei periodi negli USA in funzione delle attività di una dual start-up. Si tratta di un aspetto molto rilevante, visto che la gestione operativa della “dual start-up” potrebbe richiedere a fondatori e manager italiani soggiorni più o meno lunghi negli USA. Ci sono diverse categorie di visti USA che potrebbero essere utili a questi fini. Il procedimento per richiederli comprende diverse fasi, e coinvolge, a seconda dei casi, diverse autorità USA, quali lo United States Citizenship and Immigration Service (USCIS), le rappresentanze diplomatiche USA in Italia e il Department of Labor. C’è chi sceglie di appoggiarsi a un immigration attorney negli USA per portare avanti l’application per un visto di lavoro; tale scelta può aiutare soprattutto per gestire le fasi del processo che si svolgono negli Stati Uniti e che possono essere più complesse da gestire a distanza. La maggior parte delle informazioni e la documentazione necessaria sono comunque disponibili online (per una guida preliminare si veda il “Getting Startedtool sul sito USCIS, sezione espressamente dedicata agli imprenditori, Getting Started) e dunque un percorso “fai-da-te” non è impensabile. Bisogna tenere presente che i requisiti e le opzioni per ottenere un visto possono variare moltissimo da persona a persona, a seconda di molteplici fattori, quali ad esempio, nazionalità, storia famigliare, esperienze pregresse negli Stati Uniti, caratteristiche della start-up ecc., da valutare caso per caso anche con l’aiuto delle autorità diplomatiche USA. Dunque non è possibile dare un’indicazione precisa delle tappe del percorso. Con l’intento di offrire qualche spunto utile per navigarlo, illustriamo comunque di seguito, in linea di massima, le tipologie di visto a cui si può pensare per il caso di una dual start-up.  
Prima di tutto, si parla di visti, ma come molti sanno i  soggiorni negli USA di durata non superiore a 90 giorni per ragioni di affari sono consentiti ai cittadini italiani e di alcuni altri Stati, in molti casi, anche senza un visto, grazie al visa waiver program. Il soggiorno senza visto è comunque consentito soltanto per alcune attività d’affari (per esempio per negoziare un contratto o fare un sopralluogo su possibili sedi di affari), ma non per altre, come la gestione e direzione di un’impresa. In caso di dubbi sulla natura delle attività da svolgersi è consigliabile verificare in anticipo con le autorità diplomatiche USA in Italia.
Fondatori e/o manager cittadini italiani che si trasferiscano negli Stati Uniti per un periodo di durata superiore a 90 giorni avranno in ogni caso bisogno di un visto. I visti USA si distinguono in immigrant (per chi intenda risiedere permanentemente negli Stati Uniti) e non-immigrant (per coloro che intendano risiedere temporaneamente negli Stati Uniti). I secondi sono disponibili in numero significativamente superiore (nel 2012 ne sono stati emessi 9 milioni circa contro circa 480.000 visti immigrant), meno onerosi da ottenere, e probabilmente, salvo casi particolari, più appropriati per le esigenze del personale di una dual start-up. Di seguito ci soffermiamo dunque su alcuni visti non-immigrant che potrebbero fare al caso nostro. Tenete presente che per ciascuno di tali visti i requisiti fanno riferimento a due soggetti: il petitioner, cioè la persona fisica o giuridica che agisce da sponsor per un collaboratore o dipendente (a seconda dei casi, dunque, potrebbe essere la stessa start-up)  e il beneficiary, cioè il dipendente o collaboratore persona fisica, a cui viene rilasciato il visto.
-         Visto L-1 (intra-company transferees): per questo tipo di visto, beneficiary è la persona impiegata in ruolo manageriale, esecutivo, o comunque richiedente conoscenze specialistiche, presso una società petitioner fuori dagli USA, che debba essere trasferita presso una società controllata, controllante, affiliata o filiale della società petitioner negli USA. Il visto L-1 può essere rilasciato anche nel caso in cui il beneficiary si rechi negli USA proprio per aprire la sede USA del petitioner. Requisito da tenere presente è che il beneficiary deve aver lavorato per la società petitioner, o per una sua controllata, controllante, affiliata o filiale fuori degli USA per almeno un anno degli ultimi tre prima di richiedere il visto L. Si tratta quindi di un visto che potrebbe fare al caso di personale di una “dual start-up” con anima italiana che intraprenda un ampliamento verso gli Stati Uniti. La durata massima di un visto L-1, considerando i rinnovi consentiti, è di 5-7 anni (secondo il ruolo del beneficiary).
-         Visto E-2 (investor visa): tale visto può essere rilasciato a chi si rechi negli USA per svilupparvi o dirigervi un’impresa, in cui abbia effettuato, o sia in procinto di effettuare, un investimento significativo di capitale (non ci sono soglie fisse, ma deve comunque trattarsi di un investimento che dimostri l’impegno finanziario dell’investitore per il successo dell’impresa in questione). L’investitore deve avere la nazionalità italiana o di un altro stato con cui gli USA abbiano un trattato a questi fini. Nel caso del visto E-2, petitioner e beneficiary coincidono nella persona dell’investitore. Il visto E-2 può anche essere rilasciato, però, a un beneficiary dipendente dell’investitore, purché tale dipendente abbia la stessa nazionalità dell’investitore (se l’investitore e datore di lavoro è una persona giuridica deve essere controllata almeno al 50% da persone fisiche aventi nazionalità italiana o nazionalità dello stato al cui trattato con gli USA si fa riferimento)  e sia impiegato con funzioni esecutive o di supervisione, o abbia comunque qualifiche speciali che ne rendono i servizi essenziali per l’impresa in cui è stato effettuato l’investimento. È un tipo di visto interessante nel caso della “dual start-up” ad anima USA, dove cioè il/i fondatore/i (cittadino italiano/i) scelga/no di investire direttamente in una società USA, ed è particolarmente desiderabile in quanto, a differenza degli altri, è rinnovabile un numero indefinito di volte.
-         Visto H1-B (specialty occupations in fields requiring highly specialized knowledge): qui beneficiary è una persona che si reca negli USA per svolgervi un’occupazione richiedente conoscenze specialistiche (attestate da titolo equivalente o superiore a un college degree USA). Petitioner deve essere un datore di lavoro negli USA (nel nostro caso potrebbe essere una start-up già costituita negli USA). Con alcune eccezioni, i visti H-1B sono emessi in numero limitato ogni anno (massimo 65.000) e hanno una durata massima di sei anni. Il petitioner deve seguire una procedura piuttosto laboriosa e costosa. Nel caso della “dual start-up”, dunque, i visti L ed E-2, dove ne ricorrano i requisiti, possono essere preferibili.
-         Visto O-1A (Extraordinary Ability and Achievement): per questo tipo di visto, il beneficiary deve essere una persona con capacità straordinarie nelle scienze o nel business. Tali capacità devono essere attestate da riconoscimenti nazionali e internazionali che testimonino che il beneficiary è top of the field nel suo campo di expertise. Il petitioner deve essere un datore di lavoro negli USA. Il visto O-1A è rinnovabile per il tempo necessario per svolgere l’attività per cui è concesso.
Va tenuto in considerazione che perché la start-up possa agire da petitioner per i visti di cui sopra,  è necessario che tra la start-up petitioner e il beneficiary sussista una genuina relazione di impiego (a parte il caso del visto E-2 che come abbiamo visto è un po’ particolare). Il fatto che il beneficiary abbia una partecipazione, anche rilevante, nel capitale della start-up petitioner, non esclude di per sé che sussista tale relazione di impiego, ma bisognerà dimostrare che la start-up petitioner ha capacità di autonomo controllo nei confronti del lavoro del beneficiary. Nel caso in cui il beneficiary sia l’unico proprietario e anche l’unico dipendente della start-up è difficile che questa possa fare da petitioner per un visto L-1, H1-B o O. In questo caso, il visto E-2, se ne ricorrono i requisiti, potrebbe essere una scelta più appropriata.
Ci auguriamo che questa panoramica possa essere utile. Ci soffermeremo in uno dei prossimi post sulle procedure e i costi per richiedere i visti descritti.

04 marzo, 2013

Non solo Decreto Sviluppo - Dual Startup: costituire una US corp.

Nell’ambito della community delle start-up italiane, un tema di notevole interesse è sicuramente quello della “dual start-up”, o più propriamente della start-up con “dual company structure”. In sostanza, si tratta di una start-up con una doppia struttura societaria, solitamente una in USA (in posizione di parent company, ovvero di società capogruppo con i fondatori che partecipano direttamente al capitale) e una in Italia (in posizione di subsidiary, ovvero di società interamente controllata dalla parent).
Negli ultimi anni, un numero crescente di start-up con “anima” italiana, soprattutto nel settore high-tech, si sono avvalse di questa struttura per “fare il grande salto” verso il mercato USA e più in generale espandere il proprio business su scala internazionale. Le ragioni del ricorso alla “dual start-up” sono molte e non si limitano a profili legali o fiscali.
In termini generali, si può dire che operare sul mercato USA (che specialmente nel settore high-tech offre le maggiori opportunità e l’eco-sistema più evoluto dove veder prosperare il proprio business) direttamente attraverso una società costituita in USA offre maggiori facilitazioni sia in ambito commerciale sia nel rapporto con eventuali investitori.
Le controparti commerciali e i fondi di venture capital in USA hanno maggiore familiarità con le forme societarie “domestiche” e generalmente preferiscono interagire con queste piuttosto che con veicoli societari di Paesi stranieri.
Non sembra esistere però una ricetta universale e vincente per creare una “dual start-up”: per alcuni lo sviluppo del proprio business oltre confine avviene solo dopo anni di “incubazione” in Italia, per altri invece la “dual start-up” è una struttura ideale e quasi necessaria sin dall’avvio dell’attività. Vi sono anche casi di rilievo in cui la dual structure viene realizzata non tra società parent e subsidiary ma tra due società “sorelle”, entrambe controllate da una società holding in cui investono i fondatori, oppure ancora situazioni in cui la società USA è in posizione di subsidiary rispetto a una parent italiana. In questi casi spesso la società italiana si concentra su ricerca e sviluppo e la società USA sulla commercializzazione dei prodotti. E molto spesso la struttura finale della propria impresa non è frutto di una completa pianificazione iniziale ma piuttosto della capacità del singolo imprenditore di adattarla alle esigenze incontrate in concreto nella fase di sviluppo e crescita della propria attività. Ogni start-up fa storia a sé, e forse anche questo è il bello.
Per chi fosse interessato a questo tipo di struttura, uno dei profili legali essenziali con cui familiarizzare diventa quello della costituzione della società in USA. Costituire una US corporation, ad esempio in Delaware (Stato di elezione per più della metà delle società USA), comporta una serie di passaggi, per i quali non sarebbe strettamente necessario essere seguiti da un legale sul posto. Molte aziende statunitensi scelgono di costituirsi in società nel Delaware, perché è facile da fare, le leggi che regolano le persone giuridiche sono molto flessibili, la giurisprudenza dello Stato e i tribunali specializzati offrono una maggiore certezza del diritto in caso di controversie, e la legge dello Stato prevede particolari vantaggi fiscali.
Il primo passo nella creazione di un’impresa in Delaware è la scelta della forma giuridica, in base alla struttura organizzativa e fiscale più adeguata al caso specifico. Molte aziende scelgono di costituirsi come corporation (simile alla nostra società per azioni) o limited liability company (LLC, simile alla nostra società a responsabilità limitata).
Quindi bisogna identificare e prendere contatto con un operatore situato fisicamente nel Delaware che funga da agente (agent for service of process). Esistono numerosi operatori che forniscono questo servizio, tra cui i più noti sono The Corporation Trust Company (conosciuto anche come CT Corp.) e la Corporation Service Company, che solitamente offrono i propri servizi come agenti per non più di qualche centinaio di dollari all’anno. Se non si è ancora pronti a costituire la propria società, si può addirittura prenotare anche solo il nome della vostra impresa per soli 75 dollari.
Se invece si è pronti per la costituzione, è necessario redigere un atto costitutivo (certificate of incorporation) e uno statuto (bylaws) (ci sono anche una serie di risorse online che possono servire come guida per la preparazione di questi documenti, e la Delaware Division of Corporations ha anche alcuni esempi sulla propria pagina web, ma se invece vi servono documenti con struttura più articolata, occorrerà consultare un avvocato).  Una volta preparati i documenti costitutivi, bisognerà inviare via fax o e-mail al Segretario di Stato del Delaware l’atto costitutivo, con una lettera di accompagnamento e le istruzioni per il pagamento dei costi di costituzione e altri eventuali costi ancillari.
Il processo di costituzione richiede solo pochi giorni, o addirittura poche ore nel caso si paghi una tariffa più alta per avere un processo accelerato. Il costo per la costituzione di una corporation in Delaware è pari a minimo 89 dollari (90 dollari per la LLC), e cresce in base al numero di pagine dell’atto costitutivo.  Non ci sono requisiti minimi per il capitale sociale e il numero minimo di azioni emesse, anche se per una corporation è ovviamente opportuno emettere un numero di azioni adeguato alla struttura proprietaria che si prevede di avere. Il numero di azioni rileva poi anche con riguardo al pagamento della c.d. franchise tax annuale: una corporation con un numero elevato di azioni pagherà infatti una franchise tax più alta. La franchise tax parte da un minimo di 75 dollari all’anno per le società con meno di 5.000 azioni, cui si devono aggiungere altri 50 dollari all’anno per il deposito di un report annuale presso la Delaware Division of Corporations.
Per ulteriori dettagli sulla procedura di costituzione, consigliamo di visitare la pagina web della Delaware Division of Corporations, al seguente link: http://corp.delaware.gov/howtoform.shtml.
Una volta che si è concluso il processo di costituzione della propria società in Delaware, occorrerà osservare alcune formalità al fine di godere dei benefici di possedere una separata entità giuridica in Delaware, tra cui quello della responsabilità limitata dei soci. Nel corso della vita della società, ad esempio, sarà necessario fare in modo che tutte le deliberazioni societarie siano propriamente registrate nei libri sociali, ivi incluse quelle relative alle deleghe di gestione. Nel rispetto di queste formalità minime, sarà comunque possibile continuare a gestire la vostra Delaware corporation dall’Italia o comunque da fuori gli Stati Uniti, mantenendo un proprio agent for service of process in Delaware e continuando a pagare annualmente la franchise tax dovuta. Chiaramente, tutta la fase operativa della Delaware corporation (operazioni commerciali, apertura conti bancari, assunzione di dipendenti) richiederà il compimento di ulteriori formalità e passaggi, tra cui l’ottenimento di un codice fiscale per la società, ma tutto questo verrà dopo la costituzione della vostra società in Delaware. 
Naturalmente, il tema dell’incorporazione della società USA rappresenta solo uno dei moltissimi aspetti da conoscere per implementare una struttura di “dual start-up”. Con questo post abbiamo solo voluto introdurre il tema e fornire una breve sintesi del processo di costituzione della società USA, con il quale gli operatori italiani possono avere meno familiarità.