11 dicembre, 2012

Alcune importanti modifiche al Decreto Sviluppo approvate dal Senato

Il testo della legge di conversione del Decreto Sviluppo 2.0, approvato dal Senato lo scorso 6 dicembre e ora al vaglio della Camera, contiene alcune modifiche rilevanti (ovviamente non ancora efficaci).

Tra le più interessanti vi sono quelle che modificano i requisiti per le “start-up innovative”, a cominciare da uno dei requisiti più discussi dagli operatori, quello del “30% di spese in ricerca e sviluppo” (v. qui il punto B.2 del Q&A del 3 dicembre 2012). Il Decreto prevede infatti il requisito (alternativo rispetto a quello della privativa industriale e a quello dell’impiego di dottori di ricerca) per cui le spese in ricerca e sviluppo siano uguali o superiori al 30% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della start-up. Il Senato ha abbassato questo valore al 20%, sempre rispetto al maggiore tra costo e valore totale della produzione. Inoltre si prevede che, in aggiunta ai criteri previsti dai principi contabili per l’identificazione delle spese di ricerca e sviluppo (v. qui il punto B.3 del Q&A del 3 dicembre 2012), saranno incluse tra le spese di ricerca e sviluppo:

1)             le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan;
2)             le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati;
3)             i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, incluso soci e amministratori;
4)             le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso.
Sembra dunque che il testo approvato in Senato abbia in parte recepito le istanze provenienti dagli operatori, che premevano non solo per una più puntuale indicazione delle varie categorie di spese di ricerca e sviluppo, ma anche per far rientrare espressamente tra queste alcuni costi specifici (ad esempio i costi del personale di cui al punto 3 sopra). Queste precisazioni dovrebbero quindi ampliare il numero delle start-up che possono beneficiare delle nuove regole.
Con riguardo invece al requisito alternativo per cui la “start-up innovativa” deve essere titolare o licenziataria di una privativa industriale afferente all’oggetto sociale o all’attività di impresa (v. qui il punto B.2 del Q&A del 3 dicembre 2012), il testo approvato dal Senato aggiunge anche il caso in cui la start-up sia semplicemente depositaria di tale privativa industriale. Anche se la formulazione della norma non pare chiarissima, questo requisito sembrerebbe soddisfatto nel caso in cui la start-up abbia soltanto presentato la domanda per la registrazione di un brevetto o altra privativa industriale.
La versione originaria del Decreto prevedeva altresì che la maggioranza del capitale di una start-up innovativa dovesse essere posseduta da persone fisiche. La perdita di tale requisito comportava la perdita dello status di start-up innovativa e della possibilità di beneficiare del relativo regime. Invece, secondo il testo approvato dal Senato, tale requisito dovrà essere mantenuto solo per i primi 24 mesi successivi alla costituzione della società. Questo significa che dopo i primi 24 mesi, la maggioranza del capitale potrà passare nel controllo ad esempio di investitori istituzionali o partner industriali senza che ciò comporti la perdita dello status di start-up innovativa.
Inoltre, il testo del Senato prevede che per le “start-up innovative” l’oggetto sociale dello sviluppo, produzione e commercializzazione di “prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico” non dovrà essere più necessariamente esclusivo (come previsto originariamente dal Decreto), ma potrà essere anche solo prevalente.
Infine, il testo approvato dal Senato include una nuova norma finalizzata ad estendere alle start-up innovative e agli incubatori certificati il beneficio, a determinate condizioni, di un credito d’imposta pari al 35% dei costi sostenuti per le assunzioni a tempo indeterminato di personale altamente qualificato (entro il limite massimo di Euro 200.000 all’anno).

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